È arrivato il nuovo sito.

10 gennaio 2018

Avete presente quando dovresti incontrare il medico per controllare quello strano neo, quando continui a dirti che dovresti andare, ma non vai mai? È successa la stessa cosa con questo sito.
Il problema è che per me avere un sito bello è fondamentale, molto più che controllare un neo. Io con internet (e su -purtroppo) ci vivo. Per rendere l’idea è come se:
– un barista non avesse il bancone;
– un fruttivendolo non avesse i banconi;
– una catena di montaggio non avesse i nastri trasportatori;
– un dentista non avesse i denti.
Una tragedia. Ma la cosa grave è che, fino a poco tempo fa, la gente che mi cercava finiva in tre posti osceni: in un sito russo di rivendita al dettaglio di detersivi; in un Blog di Blogger antico quanto il mio professore del liceo; e sul mio sito. E coloro che finivano su quest’ultimo erano di gran lunga i più sfortunati. Eppure il mio sito ha una bella storia e come tutte le belle storie nasce da un periodo di sfrenata passione.

Era una notte del Novembre 2016 quando decido di rimediare alle mie deficienze digitali. Come al solito -e che io sia maledetto perché è sempre così, inizio a fare le cose senza avere nessuna minima idea di quello che sto per fare. Compro un dominio .it perché il .com era già occupato da qualche idiota col mio stesso nome. (in realtà quell’idiota ero sempre io, ma non ricordavo più gli accessi al sito). Ma meglio avere due domini che nessuno. Compro uno di quei temi di wordpress, compro tanti gadget e spendo una piccola fortuna in gingilli fatti fatti di bit, ma soprattutto perdo oltre due settimane della mia vita per capire come funziona quella piattaforma infernale e far quadrare tutto. Riemergo dal mio monolocale dopo una specie di letargo durato tre settimane durante le quali la doccia non è mai stata aperta e i cartoni della pizza erano diventati parte integrante del pavimento. Ma riemergo felice e presente in rete.

Avevo dato vita al peggiore, più brutto, inefficiente, disallineato e disorganizzato sito web che l’era digitale abbia mai visto: i testi del menù si fondevano con i corpi degli articoli, molti pulsanti reindirizzavano a pagine non mie tra cui quella dei detersivi russi e quella di un tizio statunitense di nome John Mayer ed era spoglia come Torino in estate. In compenso alcuni bottoni,  a sorpresa durante l’utilizzo, diventavano trasparenti e questo rendeva l’esperienza stimolante e molto simile a una partita di prato fiorito. Il sito è rimasto online per più di un anno così come era nato, intrattenendo 400.000 utenti nei primi tre mesi e incrementando le vendite di ammorbidenti russi e di concerti di cantanti folk americani, tutto sommato è un buon risultato.

Alla fine ho deciso di fare (far fare) qualcosa di meglio, ed eccoci qua. Mancheranno gli stimoli, non sarà elettrizzante né imprevedibile, ma almeno quel John Mayer non venderà più CD.

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